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Come Liberarsi per Sempre dall’Ansia da Prestazione: la strada verso la vera performance
Ho vissuto l’ansia da prestazione fin da bambino. Forse è per questo che oggi posso dirti con certezza: l’ansia da prestazione non è un difetto da correggere, è un segnale che stai vivendo fuori dalla tua zona di comfort.
Il prezzo nascosto della società della performance
Ti sembrerà assurdo, ma siamo tutti ansiosi. Non c’è nessuno che si salvi in questa società della performance, dove il tuo valore come persona dipende da quanto riesci a essere efficace, produttivo e vincente. I dati lo confermano in modo preoccupante: oltre 16 milioni di italiani soffrono di disturbi psicologici di media e grave entità nel 2024, con un incremento del 6% rispetto al 2022. Tra i giovani universitari, il 33% soffre di ansia e il 27% di depressione, con una particolare incidenza dell’ansia da prestazione scolastica.
Ma ciò che quasi nessuno dice è questo: più ti concentri sulla prestazione, meno performi. È un paradosso crudele ma reale. L’ansia da prestazione sessuale, ad esempio, può influenzare negativamente la tua esperienza durante un rapporto sessuale e portarti a soffrire di eiaculazione precoce.
La trappola etimologica della “prestazione”
La parola “prestazione” nasconde una verità inquietante. Deriva dal latino “prestare”: “pre” (davanti) e “stare” (stare fermi). Come “preoccuparsi”, indica un’agitazione anticipatoria che ti paralizza invece di potenziarti. Quando entri nella dimensione della prestazione, l’ansia anticipatoria ti carica di scenari negativi, come il timore di non essere all’altezza, che ti rendono paradossalmente meno performante.
Il risultato? Più cerchi di performare, più i risultati desiderati si allontanano. Questo vale non solo per la prestazione lavorativa, ma anche per la prestazione in ambito sessuale.
L’origine personale: quando l’infanzia pianta i semi dell’ansia
Ricordo ancora quel bambino di cinque anni che doveva sostenere l’esame per la primina. Non era solo il test in sé: era il peso delle aspettative, la paura di deludere, il terrore di perdere la considerazione che ricevevo. L’ansia da prestazione scolastica può avere effetti duraturi sulla vita di una persona.
Quello che ho capito crescendo è che l’ansia da prestazione nasce quando agiamo non per ciò che ci interessa veramente, ma per non deludere gli altri, per essere considerati, per ricevere attenzione, per essere amati. Qui inizia il ciclo tossico: fai qualcosa non perché ti appartiene, ma perché gli altri sembrano interessati più di te.
La rivelazione: cosa indica davvero l’ansia da prestazione
L’ansia da prestazione è un termometro preciso: ti dice che stai agendo a un livello superiore alla tua capacità di agire facilmente e spontaneamente. Stai forzando la tua natura, usando una spinta molto maggiore di quella che useresti se fossi a tuo agio. Questo stato di ansia è comune anche nelle prestazioni sportive e relazionali.
I veri campioni, i maestri, non si portano mai a un livello superiore quando non sono comodi. Rendono tutto facile come respirare prima di alzare l’asticella. La psicoterapia può aiutare a gestire questi stati d’ansia e a superare l’ansia da prestazione, permettendo di vivere esperienze più autentiche e gratificanti.
Dove si nasconde: i campi di battaglia dell’ansia
Ecco gli ambiti principali nei quali soffrire di ansia da prestazione è comune.
La sessualità
Forse la prima a cui è pensi è la forma di ansia da prestazione sessuale che forse è la più conosciuta, specialmente per gli uomini che devono affrontare il problema “idraulico” dell’erezione. Ma il vero problema non è quasi mai fisico: è quando trasformi un’esperienza che dovrebbe essere piacevole in una prova per dimostrare che sei “un vero uomo”.
Il lavoro e lo sport
Negli ambienti professionali e sportivi, l’ansia da prestazione è quasi normalizzata. Nel primo trimestre 2024 ci sono state oltre 22.000 denunce di malattie professionali legate a disturbi psichici e comportamentali, con una crescita del 17,9%. L’82% delle aziende considera il benessere dei dipendenti una priorità, ma spesso senza affrontare le cause strutturali dello stress. Il livello peformativo varia quindi da quello fisico a quello cognitivo. Ovviamente se teniamo conto della scuola come ambito professionale dei ragazzi, fortissima è la presenza d’ansia da prestazione scolastica che pone le basi per quella successiva.
Uno studente universitario su tre, abbiamo visto, soffre d’ansia da prestazione.
Le relazioni
Forse il campo più insidioso. Le relazioni sono state trasformate in performance: devi essere divertente, simpatico, brillante, altrimenti vieni escluso. Si trasforma l’essere umano genuino in una recita per meritare attenzione e affetto. Ed ecco che compare ansia da prestazione relazionale. La paura di deludere il partner in ambito affettivo può fare la combo con l’ansia da prestazione sessuale.
Evitare la delusione significa evitare la conseguente possibile umiliazione e rifiuto, che possono condurre ad abbandono ed esclusione.
La sindrome dell’impostore: l’ansia da prestazione in abito elegante
La sindrome dell’impostore colpisce una percentuale significativa di studenti universitari. È l’ansia da prestazione travestita da umiltà: pensi che i tuoi successi siano frutto del caso e che prima o poi tutti scopriranno che sei un impostore.
Ma la verità è un’altra: non sei un impostore. Sei solo una persona che ha imparato a non fidarsi del proprio valore e a porre i suoi standard all’esterno più che ad auto-gestire i parametri su cui valutarsi.
La soluzione: tornare al piacere
Ecco la chiave di tutto: come capisci di essere nella prestazione? Quando ti dimentichi del piacere.
Il focus deve tornare sul piacere dell’esperienza, sull’attività, su quello che stai facendo. Devi dimenticarti del risultato. Tutti quelli che ottengono i risultati migliori ti dicono la stessa cosa: “Divertiti”.
Per arrivare al divertimento, devi:
1. Identificare cosa ti toglie piacere in quella esperienza;
2. Alleggerire le condizioni mentali, fisiche e ambientali che ostacolano il divertimento;
3. Sentirti sereno per poter giocare e goderti l’esperienza;
4. Dare il meglio di te in modo naturale.
Le tre vie di fuga dalla trappola
1. Raggiungi il tuo livello di comfort
Se un risultato non ti crea angoscia perché sai di poterlo ottenere facilmente, non c’è ansia. È come aprire un rubinetto sapendo che uscirà l’acqua. Scomparirà la paura di non essere all’altezza, dell’insuccesso che sono alla base dell’ansia.
2. Trova la tua sfera vocazionale
Forse sei nella sfera sbagliata, che non ti appartiene. L’ansia può essere il segnale che stai forzando qualcosa che non è per te.
3. Rispetta il tuo stile
Il modo richiesto per ottenere un risultato potrebbe non corrispondere alla tua modalità, alle tue caratteristiche, al tuo temperamento. In una società standardizzata, non farti torturare imponendoti cose che non sono adatte alla tua natura.
Il nuovo paradigma: vincere facile
Ecco la mia filosofia: creati il tuo gioco dove tu vinci, punto. Non devi adattarti a standard che ti distruggono. Puoi scegliere il campo di gioco, le regole, il momento in cui competere.
Quando giochi nel tuo campo, con le tue regole e rispettando la tua natura, non c’è più ansia da prestazione. C’è solo espressione autentica di chi sei.
Conclusione: la liberazione è possibile
L’ansia da prestazione non è il tuo nemico. È il messaggio del corpo che ti dice: “Ehi, così non va. Trova un altro modo”.
La vera performance non nasce dalla pressione, ma dal piacere. E il piacere arriva quando smetti di cercare di impressionare gli altri e inizi a esprimere te stesso.
Ricordati: in un mondo che vuole farti performare a tutti i costi, la ribellione più potente è rimanere te stesso.
Stay cushy, not pushy!
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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