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C’è un aspetto dell’essere umano terribilmente sottovalutato.
È un elemento invisibile, un muro trasparente contro cui, molto spesso, vedo sfracellarsi l’impegno, la fatica e le migliori intenzioni delle persone che vengono da me in consulenza.
Immagina di avere una Ferrari nel garage (il tuo potenziale), il pieno di benzina (la tua motivazione) e una mappa dettagliata (la tua strategia). Accendi il motore, premi l’acceleratore, ma la macchina non si muove di un millimetro. Le ruote girano a vuoto, fumo ovunque, puzza di gomma bruciata.
Perché? Perché hai il freno a mano tirato.
Quel freno a mano è il tuo atteggiamento.
In questo articolo voglio parlarti di questo “ingrediente magico” (e uso la parola magico con tutta l’ironia di cui sono capace) che rappresenta il vero collo di bottiglia della tua evoluzione. Se non lavori su questo, ogni sforzo per cambiare vita, lavoro o relazioni è destinato a trasformarsi in una delusione cocente.
Cos’è davvero l’Atteggiamento (No, non è il “Pensiero Positivo”)
Sgomberiamo subito il campo dalle banalità da cioccolatino. Quando parlo di atteggiamento, non sto parlando di svegliarsi la mattina, sorridere allo specchio e ripetersi che “andrà tutto bene” mentre la casa va a fuoco. Quella è negazione della realtà.
L’atteggiamento è la tua disposizione profonda verso la realtà. È la lente colorata attraverso cui filtri un concetto, una persona o una sfida prima ancora di averci interagito. È il modo in cui il tuo sistema nervoso “marchia” un’esperienza come positiva (da avvicinare) o negativa (da evitare).
In soldoni: è come vedi le cose. E come le vedi determina se sarai ben disposto o riluttante.
La Scienza dietro il “Freno a Mano”
La psicologia sociale studia questo fenomeno da decenni attraverso il Modello ABC degli Atteggiamenti (Affective, Behavioral, Cognitive). Secondo questo modello, un atteggiamento non è un’idea astratta, ma una struttura tridimensionale:
Componente Cognitiva: Le tue convinzioni (“Credo che i ricchi siano disonesti”).
Componente Affettiva: Ciò che provi (“Provo fastidio quando vedo una persona ricca”).
Componente Comportamentale: Come agisci (“Evito di fare azioni che mi portino ad arricchirmi”).
Se queste tre componenti non sono allineate con il tuo obiettivo, hai creato la ricetta perfetta per l’autosabotaggio.
Perché il tuo Impegno fallisce (Il Paradosso dell’Autosabotaggio)
Perché questo è così importante? Perché se non parti da un’analisi onesta del tuo atteggiamento verso il progetto che vuoi realizzare, rischi di fallire prima ancora di iniziare.
Ti faccio un esempio che vedo spesso. Mettiamo che tu voglia diventare ricco. Razionalmente dici: “Sarebbe bellissimo avere più soldi, viaggiare, stare comodo”. Ma se il tuo atteggiamento profondo verso il denaro o verso lo “status” della ricchezza è negativo (magari pensi che i ricchi siano avidi, o che i soldi sporchino l’anima), indovina cosa succederà?
Attiverai dei meccanismi di autosabotaggio. Potrai anche vincere alla lotteria per puro caso, ma troverai il modo di perdere tutto. Perché? Perché il tuo atteggiamento (il freno a mano) dice che quella realtà è “sbagliata” o “pericolosa” per te.
Il caso della Psicologia Scolastica
Questo non è solo un mio delirio. Studi classici di psicologia scolastica dimostrano che l’atteggiamento verso la scuola è uno dei predittori più affidabili del successo o dell’abbandono scolastico, spesso più del Q.I.
Se uno studente odia la scuola (atteggiamento negativo), puoi pagargli le migliori lezioni private del mondo, puoi insegnargli le tecniche di memoria più avanzate, ma fallirà. O farà una fatica immane per ottenere risultati mediocri. Perché, a monte, manca il desiderio reale di riuscire in un ambiente che gli “sta sulle balle”.
È impossibile riuscire in qualcosa verso cui provi una profonda indisposizione viscerale. O meglio: è possibile, ma il costo in termini di stress e infelicità sarà insostenibile. E noi qui puntiamo a un’evoluzione comoda, non al martirio.
Come l’Atteggiamento modella la tua Realtà (e viceversa)
L’atteggiamento non è statico. È un processo dinamico. Esiste un atteggiamento “stabile” (il tuo carattere, come approcci la quotidianità) e atteggiamenti specifici verso singole aree: il lavoro, le relazioni, la tecnologia, lo sport.
Se ti approcci a un percorso di crescita personale dicendo “Io non credo nella psicologia, sono fatto così, cambiare è impossibile”, stai partendo con il freno tirato. Con questo atteggiamento, il tuo cervello – per un bias di conferma – cercherà inconsciamente ogni singola prova che dimostri che hai ragione tu e che “la psicologia non serve a nulla”. E indovina? La troverai. E il percorso fallirà.
Non perché il percorso non fosse valido, ma perché il tuo atteggiamento ha filtrato la realtà per confermare la tua credenza negativa.
Attenzione alla trappola del Cinismo
L’atteggiamento è spesso frutto delle nostre esperienze passate. Un atteggiamento difensivo o di diffidenza può essere utile: ci serve per proteggerci da esperienze negative già vissute. Ma se questa diffidenza si cristallizza, si trasforma in cinismo.
Il cinismo è un veleno. Ti rende disilluso. Certo, a volte è preferibile all’entusiasmo cieco e ingenuo di certi “guru” motivazionali, ma rimane una gabbia. Ti impedisce di cogliere le opportunità perché hai deciso a priori che “tanto è una fregatura”.
Non si tratta di dividere il mondo in “positivi” (buoni) e “negativi” (cattivi). La domanda da farsi è più strategica: quale atteggiamento è più funzionale in questo momento? Quale predisposizione mi permette di proteggermi ma, allo stesso tempo, di esprimermi al meglio e ottenere il massimo da questa esperienza?
La Soluzione Pratica: La Sospensione del Giudizio
Quindi, come si cambia un atteggiamento se ci accorgiamo che ci sta sabotando? Non puoi semplicemente “decidere” di farti piacere qualcosa che detesti. Sarebbe una forzatura, e le forzature non sono Quietmood.
Lo strumento più potente che hai a disposizione è la Sospensione del Giudizio (quella che i filosofi scettici chiamavano epoché).
Funziona così:
Riconosci di avere un atteggiamento negativo o rigido verso qualcosa (una persona, un’attività, un cambiamento).
Invece di forzarti a “pensare positivo”, decidi semplicemente di mettere quel giudizio in stand-by. Tra parentesi.
Ti concedi di fare un’esperienza sensoriale diretta, vera, senza valutarla mentre la vivi.
Ti è mai capitato di conoscere una persona che a pelle ti stava antipatica (atteggiamento di chiusura), ma poi, frequentandola per forza di cose, hai scoperto che era diversa da come immaginavi? Ecco, l’esperienza diretta ha sgretolato il pregiudizio.
L’atteggiamento spesso non è altro che un pregiudizio consolidato. Sospendere il giudizio ti permette di “aggiornare il software” basandoti sui dati reali e non sulle tue paure.
L’Atteggiamento “Sportivo”: Il segreto per vincere (anche quando perdi)
C’è un tipo di atteggiamento che trovo particolarmente utile nella vita: quello sportivo. Non intendo l’essere competitivi a tutti i costi (quello spesso è nevrotico), ma il prendere la vita come un gioco.
Nello sport, accetti che la sconfitta faccia parte del processo. Se perdi una partita a tennis, non metti in discussione il tuo valore come essere umano. Analizzi, ti alleni, riprovi. Non è un caso che il coaching sia nato proprio nell’ambito sportivo (nel tennis, per la precisione, con Timothy Gallwey) per lavorare sul mindset e sul focus.
Il miglior atteggiamento è quello che ti permette di ottenere una vittoria a prescindere dal risultato. Sembra un paradosso, ma seguimi: se il tuo atteggiamento è orientato alla crescita e al gioco, anche un fallimento diventa un dato utile. Non ti “bruci” emotivamente se le cose vanno male. L’atteggiamento diventa una benzina che ti sostiene nel processo, sganciato dall’ossessione del risultato finale.
I 3 Livelli su cui lavorare (La Checklist dell’Evoluzione Comoda)
Se vuoi sbloccare il tuo potenziale e smettere di sfracellarti contro il muro invisibile, devi fare un check-up su tre livelli:
Le Convinzioni (Cosa pensi): Quali credenze nutri verso l’obiettivo che vuoi raggiungere? Pensi di meritarlo? Pensi che sia possibile?
Le Emozioni (Cosa senti): Cosa provi quando pensi a quel cambiamento? Paura? Eccitazione? Disgusto? Noia?
Il Comportamento (Cosa fai): Come reagisci oggi, in automatico, di fronte a quella realtà?
Lavorare su questi tre livelli significa modificare la tua percezione. E ricorda: il contesto modella l’atteggiamento, ma l’atteggiamento modella la realtà.
Se costruisci un contesto favorevole (anche mentale) in cui può nascere un atteggiamento costruttivo, smetterai di dover usare la forza di volontà per trascinarti verso i tuoi obiettivi. Ti ritroverai a scivolare verso di essi, spinto da una naturale predisposizione.
Questa è la vera Evoluzione Comoda. Non forzarti ad agire controvoglia. Fermati, analizza il tuo atteggiamento, sospendi il giudizio e trova il modo di disporti diversamente.
Stay cushy, not pushy.
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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