condividi su:
Come smettere di soffrire ?
Iniziamo col ridurre la sofferenza superflua. Scopri perché cercare di non soffrire produce più sofferenza. La Legge di Inevitabilità spiegata con dati, miti e storie reali.
Soffri Perché Cerchi di Non Soffrire: Come Smettere di Soffrire Inutilmente e Stare Bene per Davvero
La sofferenza non è un errore del sistema. È il sistema. E più ti sforzi di eliminarla, più la moltiplichi. Questo meccanismo ha un nome, ha una struttura precisa, e capirlo ti dà il potere di uscire dalla sofferenza senza farti violenza. Anche quando si tratta di un amore finito.
C’è un aforisma di Roland Laing, uno degli psichiatri più lucidi del Novecento, che mi gira in testa come una monetina in una lavatrice.
Dice così: “La vita è una malattia a trasmissione sessuale con un tasso di mortalità del cento per cento.”
Capisco che non sia il tipo di frase che trovi su un calendario motivazionale. Ma è esattamente per questo che vale la pena fermarsi. Perché se la sofferenza è strutturalmente intrecciata con l’esistenza umana, perché passiamo così tanto tempo, energia e denaro a cercare di eliminarla?
Nel 2024, in Italia, oltre 845.000 persone hanno ricevuto assistenza dai servizi specialistici di salute mentale, secondo i dati del Ministero della Salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che più di un miliardo di persone al mondo conviva con un problema di salute mentale. E tra le cause più documentate di sofferenza psicologica cronica, la ricerca indica sempre più spesso non l’evento difficile in sé, ma il tentativo sistematico di evitarlo.
Esiste un nome per questo meccanismo: evitamento esperienziale. Ed esiste una legge psicologica che lo governa. La chiamo Legge di Inevitabilità. Capirla non elimina la sofferenza, ovviamente. Però elimina quella gratuita, quella inutilmente accumulata cercando di non soffrire.
Soffrire Non È il Problema. Tentare di Non Soffrire Lo È
Il problema non è la sofferenza che provi. Il problema è il significato che gli dai e la guerra che gli dichiari.
La nostra cultura ha costruito un’equazione molto comoda: stare bene significa che le cose vanno bene, stare male significa che qualcosa in te o nella tua vita è rotto. Questo errore cognitivo ha due conseguenze precise.
Prima: credi che le emozioni negative siano segnali di malfunzionamento da correggere al più presto, invece di informazioni utili da riconoscere e attraversare.
Seconda: pensi che la sofferenza sia evitabile, e quindi ti impegni attivamente per sopprimerla, minimizzarla, nasconderlo a te stesso e agli altri.
Ed è esattamente qui che scatta la trappola.
Laing lo aveva già visto: “In questa vita c’è molta sofferenza, e forse l’unica sofferenza che puoi evitare è quella di cercare di evitare la sofferenza.”
La ricerca contemporanea lo conferma. L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è oggi una delle psicoterapie più validate scientificamente, raccomandata da psicologi e psicoterapeuti in tutto il mondo per i momenti difficili. Il suo concetto centrale è proprio l’evitamento esperienziale: tutte le strategie che costruiamo per non sentire il dolore stesso, cognitive, comportamentali, emotive, non solo non funzionano, ma rallentano o bloccano i processi naturali di adattamento della mente. Una meta-analisi pubblicata su PLOS ONE (A-Tjak et al., 2015), condotta su oltre 465 studi controllati randomizzati, ha dimostrato che l’approccio opposto, l’accettazione, produce effetti significativi nella riduzione di ansia, depressione e stress.
Combattere la sofferenza la amplifica. Accettarla può aiutare a dissolverla.
La Legge di Inevitabilità: più eviti, più soffri
La formulazione è semplice: tutto lo sforzo che dedichi a contrastare fenomeni inevitabili produce, proporzionalmente, sofferenza aggiuntiva.
Più energia investi per evitare qualcosa che non puoi evitare, più quella cosa ti costerà.
E la sofferenza, in senso ampio, è inevitabile. Non tutta, non sempre, non con la stessa intensità. Ma la sua presenza nella vita umana non è un malfunzionamento. È la vita stessa.
Nella crescita personale si parla spesso di superare gli ostacoli, di affrontare il dolore con strategie e tecniche. E le diverse strategie possono aiutarti, certo. Ma solo se partono da una premessa corretta: non si tratta di toglierci la sofferenza, si tratta di smettere di lasciarla tenerci bloccati. La differenza è enorme. Distogliere l’attenzione dal dolore è un palliativo. Integrarlo è la vera via d’uscita.
Il Mito di Edipo: la Profezia che Si Autoavvera
Quando si parla di Edipo, la prima cosa che viene in mente è il complesso freudiano. Capisco, è suggestivo. Ma il mito di Edipo racconta qualcosa di molto più utile: come i tentativi di evitare l’inevitabile finiscano per realizzarlo.
La storia: il re Laio e Giocasta ricevono una profezia terrificante. Il loro figlio ucciderà il padre e sposerà la madre. Per evitarlo, abbandonano il bambino. Edipo cresce senza sapere di essere adottato, riceve la stessa profezia, e fugge dai genitori che crede siano i suoi per non compiere il destino. Lungo la strada incontra il vero padre, litiga, lo uccide. Arriva a Tebe, sconfigge la Sfinge, sposa la regina. Che è la madre.
Tutto ciò che viene fatto per prevenire la profezia è esattamente ciò che la realizza.
Non è magia. È psicologia applicata. I tentativi di controllo totale su fenomeni che per natura sfuggono al controllo creano le condizioni esatte perché quei fenomeni accadano. Lo vediamo ogni giorno: chi evita le relazioni per paura di essere abbandonato costruisce progressivamente l’isolamento che temeva. Chi monitora ossessivamente il proprio stato d’animo per paura dei pensieri negativi li amplifica.
La Legge di Inevitabilità non si aggira. Si accoglie.
Soffrire per Amore: il Caso Più Universale
Parliamo di affrontare il dolore in modo concreto, perché la sofferenza emotiva più diffusa, quella che accomuna quasi ogni relazione umana, è quella amorosa.
Chi soffre per amore, per un amore finito, per un tradimento, per una mancanza di rispetto subita, per qualcuno che non ricambia, di solito fa una di queste due cose.
La prima: ci si butta dentro malissimo, senza freni, rimuginando senza sosta, costringendoci a rivivere ogni dettaglio. La seconda: si cerca di non sentire nulla, di distogliere il pensiero con qualsiasi cosa, di minimizzare quello che si è vissuto, di fingere di stare bene prima di esserlo davvero.
Entrambe le strategie, apparentemente opposte, producono lo stesso risultato: prolungano la sofferenza.
Chi soffre per amore e tenta di sopprimere quello che sente, perché si vergogna di provare sentimenti così intensi, perché si sente immeritevole di stare male per questo, perché ha paura di sembrare debole, sta attivando esattamente la Legge di Inevitabilità. Sta investendo energia per evitare qualcosa di inevitabile, e quella sofferenza si moltiplica invece di lenirsi.
La via per smettere di soffrire per amore non è chiudere, non è nasconderlo dentro di te, non è lasciarti travolgere senza azioni concrete. È accettare la realtà di ciò che hai vissuto, riconoscere le emozioni negative senza giudicarle, e costruire gradualmente le condizioni per riprendere in mano la tua qualità della vita.
Non puoi smettere di soffrire decidendo di smettere. Puoi smettere di soffrire inutilmente smettendo di combattere ciò che stai attraversando.
Montaigne, il Cavallo, e Come Affrontare il Dolore Senza Cercarlo
Michel de Montaigne era terrorizzato dalla morte. Nel Cinquecento, comprensibilmente: gli erano morti tre o quattro figli, una persona cara. La paura aveva le sue radici nel reale. Ma quell’ossessione gli impediva di vivere, costringendoci ogni giorno a fare i conti con uno spettro che occupava tutto lo spazio mentale.
Un giorno, durante una cavalcata, una delle poche attività che riusciva a svuotargli la testa, un servo lo colpisce involontariamente. Caduta brutta. Contatto ravvicinato con la dama nera.
E quella cosa era molto meno dolorosa di come se la era immaginata.
Da quel momento, Montaigne iniziò a vivere davvero. Divenne prolifico, curioso, capace di sorridere di fronte al dolore stesso che prima lo paralizzava. Familiarizzare con ciò che temeva, incontrarlo concretamente invece di costruire muri sempre più alti per tenerlo fuori, aveva fatto ciò che nessuna strategia di evitamento avrebbe potuto fare.
Non sto dicendo di andare a cercare esperienze traumatiche. Sto dicendo che possiamo imparare qualcosa di preciso dalla sua storia: l’immagine mentale di qualcosa di negativo supera quasi sempre la realtà di quel qualcosa. E nel fronte al dolore, la familiarizzazione progressiva è più costruttiva di qualsiasi tentativo di fuga.
La Zona Scudo: Quando Evitare Diventa una Prigione
C’è un equivoco che vedo continuamente, e che la cultura della crescita personale ha contribuito a cementare.
Le persone pensano di essere nella comfort zone quando evitano. Quando si barricano. Quando costruiscono routine iper-protettive per tenere fuori tutto ciò che potrebbe farle stare male.
Quella non è una comfort zone. Quella è una zona scudo (Shield Zone): uno spazio di sopravvivenza dove si usano tutte le energie disponibili solo per tenere su l’armatura. Non c’è crescita là dentro. C’è solo il rumore sordo dell’ansia cronica che non riesce a rallentare.
I social media amplificano questa distorsione. Il flusso costante di sorrisi a 55 denti alimenta l’idea che esista una versione della vita priva di sofferenza, e che tu sia l’unico a non averla raggiunta. Questo confronto genera esattamente il tipo di sofferenza che Laing definiva evitabile: quella gratuita, quella che ti fabbrica la testa prima ancora che la vita ci provi.
La vera comfort zone richiede di essere comodi anche con un certo livello di sofferenza. Paradossale, lo so. Ma è così che funziona. Se la sofferenza è inevitabile, e noi costruiamo uno spazio da cui deve essere esclusa a ogni costo, quello spazio non è un rifugio. È una prigione climatizzata.
La Via dell’Integrazione: Come Uscire dalla Sofferenza per Davvero
Pensa al tuo microbioma intestinale. Hai miliardi di batteri che vivono dentro di te, su di te, con te. (Non ti voglio schifare, ma è la verità, e tra l’altro devi anche ringraziare il bifidus attivo per la plin plin del mattino.) Non li stai combattendo in modo permanente: il sistema immunitario li integra, stabilisce un equilibrio, impara a coesistere. Quando quell’equilibrio salta, non è perché i batteri erano là. È perché l’equilibrio è stato alterato.
Con la sofferenza funziona allo stesso modo. Uscire dalla sofferenza non significa sconfiggerla. Significa riuscire a integrarla in un sistema interno abbastanza solido da non esserne travolto.
Pensa a un bambino che cade e si fa una ferita. Se la mamma reagisce con terrore, il bambino assorbirà il messaggio che è successa la cosa più tremenda. Se la mamma lo accoglie con calma, disinfettante, cerotto degli Avengers e abbraccio, il messaggio che arriva è: ciò che ci fa soffrire è tollerabile. Si attraversa. Si guarisce. L’autostima di un bambino che cresce con questa associazione è strutturalmente diversa da quella di un bambino che impara a vedere ogni bua come una catastrofe.
Quella associazione si può costruire anche da adulti. Non razionalmente, attraverso discorsi. Ma attraverso esperienze concrete, graduali, ripetute, che ridefiniscono il significato di ciò che ci spaventa.
Vivere una Vita Felice Non Significa Non Soffrire Mai
L’adulto che funziona, quello che chiamo adulto in QuietMood, non è quello che non soffre. È quello che ha sviluppato una relazione abbastanza solida con la propria sofferenza da non aver bisogno di espellerla a tutti i costi. Che sa distinguere la sofferenza inevitabile da quella inutile che si è costruita cercando di evitare la prima.
Essere felice non è l’assenza di dolore. È la capacità di stare bene anche dentro di te quando il dolore arriva, senza che questo dato di realtà cancelli tutto il resto.
Vivere una vita felice, in questo senso, non è un traguardo da raggiungere dopo aver superarlo tutto. È una qualità che si costruisce nel rapporto con ciò che è difficile, non nell’evitarlo.
Da dove si comincia? La risposta onesta è che non esiste un punto di partenza uguale per tutti, perché la comfort zone ha forme diverse per ognuno. C’è chi è compresso nella dimensione delle relazioni, chi in quella del controllo, chi ha perso la capacità di giocare, chi quella di rallentare.
Il ComforTest misura esattamente questo: la forma specifica della tua comfort zone attraverso sei dimensioni misurabili. Non ti dice quanto sei bravo o quanto sei a pezzi. Ti mostra dove il sistema è sotto pressione e quindi dove agire, invece di lasciarti a combattere alla cieca contro qualcosa di inevitabile.
È gratuito, richiede pochi minuti, il risultato è immediato.
Un abbraccio.
Il dottor Emilio Gerboni
Stay cushy, not pushy. 🦥
UNISCITI AL CANALE TELEGRAM DI QUIETMOOD
❓ FAQ, Domande Frequenti
Cos’è la Legge di Inevitabilità e perché mi fa soffrire di più?
La Legge di Inevitabilità descrive un meccanismo preciso: più energia dedichi a evitare qualcosa di strutturalmente inevitabile, come la sofferenza emotiva, più quella sofferenza si amplifica nella tua vita. Non è una punizione. È fisiologia psicologica. Il tentativo di controllo totale su ciò che non puoi controllare consuma risorse, genera ansia cronica e produce esattamente lo stato d’animo che volevi evitare. Smettere di soffrire inutilmente inizia dal riconoscere quali battaglie stai combattendo inutilmente dentro di te.
Si può smettere di soffrire per amore, o è inevitabile?
Chi soffre per amore, per un amore finito, per un tradimento o per una mancanza di rispetto subita, attraversa qualcosa di reale e legittimo. Non si smette di soffrire decidendo di smettere. Si smette di soffrire inutilmente quando si smette di combattere ciò che si prova. Accettare la realtà di quello che hai vissuto, riconoscere le emozioni negative senza giudicarle come segni di debolezza, e costruire gradualmente azioni concrete per riprendere in mano la tua qualità della vita: queste sono le cose che possono aiutarti davvero a superarlo. Se la sofferenza che provi è intensa e prolungata, affidarsi a un psicoterapeuta può aiutare ad accelerare il processo in modo costruttivo.
Qual è la differenza tra comfort zone e zona scudo?
La comfort zone è lo spazio in cui sei in assetto corretto, con risorse adeguate alla situazione, da cui puoi crescere con gradualità. La zona scudo è uno spazio di sopravvivenza: ci si barrica dentro per non incontrare ciò che fa stare male, usando tutte le energie disponibili solo per tenere su l’armatura. Sembra una comfort zone, ma è il suo opposto. Dentro la zona scudo non si sta bene, non si cresce, e la sofferenza emotiva non fa che aumentare silenziosamente, perché evitare fenomeni inevitabili non fa che moltiplicarli.
Come si fa ad affrontare il dolore senza esserne travolti?
Attraverso un processo di familiarizzazione progressiva: avvicinarsi gradualmente a ciò che fa soffrire, con le risorse adeguate, invece di combatterlo o nasconderlo dentro di te. Non si tratta di buttarsi nel dolore senza protezioni, né di minimizzare quello che si vive. Si tratta di imparare a stare in presenza di ciò che è doloroso senza che questo distrugga la tua qualità della vita. Possiamo imparare a far fronte al dolore costruendo associazioni più solide con l’esperienza difficile, riconoscendo che i momenti difficili fanno parte dell’esistenza e non sono segnali che qualcosa in noi è rotto.
Essere felice significa non soffrire mai?
No, e questa confusione è una delle fonti di sofferenza più inutile che esistano. Vivere una vita felice non è l’assenza del dolore. È la capacità di stare bene anche quando il dolore arriva, senza che questo dato di realtà cancelli tutto il resto. L’adulto che funziona non è quello che non soffre mai. È quello che ha sviluppato un rapporto abbastanza solido con la propria sofferenza emotiva da non aver bisogno di espellerla a tutti i costi, e che sa distinguere la sofferenza inevitabile da quella che si costruisce inutilmente cercando di evitare la prima.
- Autore
- Gli ultimi post
La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
Social