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Scopri cosa sono FOMO, FOBO e FODA, le tre paure che paralizzano le tue decisioni e ti tengono frustrato (la quarta F eheh). Ti spiego perché la ricerca del meglio ti fa stare peggio e come il “fare schifo felicemente” è l’antidoto.
“Il meglio è nemico del bene.”
Questo aforisma, attribuito a Voltaire (dico “attribuito” perché con gli aforismi funziona che vengono assegnati un po’ a caso a chi ci piace, però chi se ne frega, la frase è bella e il francese fa figo), credo che ce lo dovremmo tatuare tutti per schivare quella che sembra essere la malattia numero uno di questa epoca:
L’ho chiamata l’angoscia del vivere bene.
L’ho inserita tra le sette angosce della nostra epoca nel mio libro, e fa parte di un meccanismo che vedo ogni giorno nel mio lavoro di psicologo: persone che stanno male non perché vivono male, ma perché sono terrorizzate all’idea di non vivere abbastanza bene.
Sembra paradossale, vero? Eppure è esattamente quello che succede.
La trappola del “meglio”: quando le opzioni diventano una prigione
Augurare “il meglio” a una persona non è il grande complimento che pensiamo. Perché chi insegue il meglio rischia di incartarsi e non trovare più nemmeno il bene.
Lo psicologo Barry Schwartz l’ha dimostrato con un esperimento che è diventato un classico: metti 6 barattoli di marmellata in un supermercato e il 30% delle persone ne compra uno. Mettine 24 e la percentuale crolla al 3%. Stesse persone, stesso negozio, stessa marmellata. Dieci volte meno acquisti. E chi comprava si dichiarava meno soddisfatto di quello che aveva scelto.
Schwartz ha chiamato questo fenomeno il paradosso della scelta: più opzioni hai, peggio stai. Non solo compri meno, ma quello che scegli ti sembra sempre la scelta sbagliata.
Se funziona così con la marmellata, immaginati cosa succede con le decisioni importanti della tua vita.
FOMO: la paura che ti tiene incollato allo schermo
Il primo ingranaggio di questa macchina infernale ha un nome che probabilmente conosci già: FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori, di non cogliere un’occasione.
I numeri fanno impressione. Negli Stati Uniti, il 69% delle persone dichiara di aver provato la FOMO. In Italia, il 67% degli utenti social la sperimenta regolarmente. Il 45% dei giovani italiani si sente solo spesso, e la FOMO è uno dei motori principali di questa solitudine, perché ti fa sentire che tutti stanno vivendo qualcosa di straordinario tranne te.
Una ricerca del 2025 pubblicata su Frontiers in Psychology ha confermato il legame diretto tra FOMO, uso problematico dei social media e calo del benessere psicologico. La catena è precisa: la FOMO ti spinge a usare i social in modo compulsivo, l’uso compulsivo ti porta al burnout digitale, e il burnout digitale ti mangia la salute mentale.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa succede, concretamente?
Entri in uno stato d’animo di ansia, angoscia, paura. Una paura collegata al perdere qualcosa, che poi ti porta a rimuginare, rimpiangere, sentirti sbagliato. Difettoso. E scattano i soliti compagni di viaggio: il senso di colpa e la vergogna (che sono meccanismi centrali in qualsiasi forma di malessere, se vuoi liberarti di quelli sei al 90% della tua libertà).
Lo vediamo tutti i giorni con le news, con l’inseguimento di eventi venduti come “l’evento storico”, tipo i mega-concerti dove alla fine metà del pubblico se lo guarda attraverso lo schermo del telefono. La paura di non esserci in quel momento fa sì che poi non ci sei davvero, perché devi catturare quel momento. E a quel punto tanto vale guardarsi i video delle persone online.
FOBO: la paralisi della “migliore opzione”
Agganciata alla FOMO c’è un meccanismo ancora più insidioso: la FOBO, Fear Of Better Options, la paura di perdere la migliore opzione possibile.
Patrick McGinnis, il venture capitalist che ha coniato sia il termine FOMO che FOBO, sostiene che queste paure sono biologicamente parte di chi siamo: “I nostri antenati un milione di anni fa erano programmati per aspettare il meglio perché significava avere più probabilità di sopravvivere.”
Il problema? Oggi non stiamo scegliendo tra due sentieri nella savana. Stiamo scegliendo tra 347 serie su Netflix, 12 app di meditazione, 5 potenziali partner su Tinder e 28 varianti di latte vegetale al supermercato.
E la FOBO si incastra perfettamente con la FOMO: oltre alla paura di perdere un’opportunità, c’è la paura di perdere la migliore opportunità. Questo crea un corto circuito devastante, perché io dovrei individuare non solo un’opportunità, ma quella perfetta in assoluto. Pena: non godermela, sentirmi fregato, non essere soddisfatto.
Una ricerca del 2025 pubblicata su MDPI Behavioral Sciences ha dimostrato che la FOBO funziona come meccanismo psicologico centrale che traduce l’incertezza decisionale in paralisi totale. Non è solo “non so cosa scegliere”, è “non posso permettermi di scegliere la cosa sbagliata.”
Lo psicologo Schwartz ha identificato due categorie di persone: i massimizzatori (quelli che cercano sempre la scelta ottimale in assoluto) e i soddisfattori (quelli che scelgono ciò che è abbastanza buono). La ricerca è chiara: i massimizzatori sono sistematicamente più infelici. Guadagnano anche di più, in media, ma sono meno soddisfatti di quello che hanno.
E qui il gioco si fa veramente brutto.
FODA: quando smetti proprio di scegliere
L’incastro tra FOMO e FOBO, alla fine, ti porta alla FODA: Fear Of Doing Anything, la paura di fare qualsiasi cosa.
Paralisi totale.
Un po’ come l’asino di Buridano che, di fronte a due balle di fieno, non sa quale scegliere e muore di fame. Con due scelte uguali. Che non si capisce perché quell’asino si debba fermare, ma il punto è proprio quello: non è una questione di logica, è una questione di stato d’animo alterato. L’angoscia ti rende incapace di scegliere anche quando la scelta è ovvia.
La FODA è il punto in cui rinunci alla scelta. Rimani bloccato, paralizzato. Non decidi più nulla per te.
Tutte queste parole, non so se ci hai fatto caso, iniziano con la F. Che non è quella che stai pensando: è la F di fear, paura.
Sono paure. E il trucchetto è tutto qui: prima di tutto dobbiamo rientrare da uno stato di paura. Dobbiamo smontare quella paura che si traduce in angoscia, perché da lì scattano tutti i processi, tutte le paranoie, tutti i catastrofismi collegati.
Come questo meccanismo rovina le relazioni (e tutto il resto)
Questa dinamica non si ferma alle scelte del venerdì sera. Interviene su tutti i livelli della vita, rendendoci persone estremamente insoddisfatte, frustrate, perennemente alla ricerca di qualcos’altro che speriamo ci farà sentire finalmente appagati.
Le relazioni sono forse il campo dove fa più danni. Le persone non sono mai soddisfatte del proprio partner, lo mettono continuamente in discussione perché “ci potrebbe essere qualcuno di meglio.” E nel frattempo perdono tutta l’attenzione sulla costruzione, sull’investimento di costruire una relazione appagante.
Non c’è mai un centro di gravità permanente, perché tutto è messo in discussione perenne. E forse è proprio il metterlo in discussione che lo rende sgradevole, invece di come potrebbe essere quando ci si mette l’anima in pace.
Il risultato? Un pensiero ossessivo costante. Rimuginazione. Pensieri intrusivi. Riflessioni che non portano mai a un compimento e, quindi, un malessere piuttosto stabile in tutto quello che si fa.
La direzione: fare schifo felicemente
La direzione per uscire da questa dimensione è quella che io chiamo fare schifo felicemente.
(Lo so, molte persone storcono il naso quando lo dico. Soprattutto quelle che ne hanno più bisogno.)
Il discorso è semplice: se non posso fare schifo, quello che succede è che sono costretto ad andare bene. Che poi fa schifo, chiaramente, ma per ragioni diverse. Perché non è il mio orientamento, non sono i miei gusti profondi, è una recita.
Il “fare schifo” non significa fare le cose male. Significa essere liberi dalla schiavitù di dover essere bravi, di dover piacere necessariamente. Solo lì ti rilassi veramente e abbandoni il controllo.
L’abilità di fare schifo è fondamentale perché ti permette di riappropriarti della tua mente, che (come abbiamo visto) è ostaggio di meccanismi progettati per controllarla e indirizzarla dove vogliono gli altri.
Inoltre, fare schifo felicemente ti mette nella posizione di poter fare chiarezza: mettere i paletti alle scelte che ti interessano davvero, tagliare ciò di cui non hai bisogno, e arrivare finalmente a una soddisfazione reale. Che poi, fermo restando, stabilizzarsi non ha proprio nulla di male.
ROMO e JOMO: il piacere di perdere il treno
C’è un attore che ha espresso perfettamente questa filosofia: Cillian Murphy. Quando gli hanno chiesto se avesse la FOMO per non essere stato inserito ne L’Odissea di Christopher Nolan (regista con cui ha lavorato più volte), Murphy ha coniato un nuovo acronimo: ROMO, Relief Of Missing Out. Il sollievo di essere tagliati fuori.
È una variante della JOMO, Joy Of Missing Out, la gioia di perdersi le cose. Starsene a casa, fare cose semplici, non fare nulla, accettare di perdere delle opportunità.
Mi è capitato diverse volte di perdere il treno. O di prenderlo in direzione opposta. E vi giuro, è sempre divertente vedere le scene delle persone che rimangono bloccate nel treno sbagliato, quel panico negli occhi. Lo so, sembra un po’ sadico, ma se la vedi nell’ottica che non succede niente di grave, fa ridere. Mi è capitato pure a me. Ho riso anche di me stesso.
Ogni tanto, prendiamoci meno sul serio, ‘sta vitaccia.
Come smontare il meccanismo (senza violenza)
Il primo passo è riconoscere che queste paure non sono reali pericoli: sono programmi. Microchip installati da una cultura che ti dice che devi ottimizzare ogni secondo della tua esistenza.
Una volta che li vedi, puoi iniziare a smontarli. Non con la forza, non con la disciplina feroce, ma con quella che io chiamo evoluzione comoda: capire come funziona la tua situazione, e poi fare solo quello che serve.
Calma, per non reagire. Lucidità, per capire. Sintesi, per fare solo l’essenziale.
E se vuoi capire dove il tuo meccanismo è più compresso, da dove partire concretamente, il ComforTest ti mostra la forma della tua comfort zone su 6 dimensioni. Gratuito, pochi minuti, risultato immediato. Perché il primo passo per cambiare qualcosa è vedere chiaramente come funziona la propria situazione.
Chiudo con Paulo Coelho:
“Quante cose mi sono lasciato sfuggire solo per paura di perderle.”
Un abbraccione dal dottor Emilio Gerboni.
Stay cushy, not pushy! 🦥
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FAQ: FOMO, FOBO e FODA
Cos’è la FOMO?
La FOMO (Fear Of Missing Out) è la paura di essere tagliati fuori da esperienze, eventi o opportunità. È alimentata dai social media e dalla cultura del “devi esserci”. Il 69% degli americani e il 67% degli utenti social italiani la sperimentano regolarmente. La FOMO genera ansia, rimuginazione e un senso costante di inadeguatezza rispetto a quello che gli altri sembrano vivere.
Cos’è la FOBO e in cosa si differenzia dalla FOMO?
La FOBO (Fear Of Better Options) è la paura di non scegliere la migliore opzione possibile. Se la FOMO è “ho paura di perdermi qualcosa”, la FOBO è “ho paura di non scegliere la cosa perfetta“. Il termine è stato coniato da Patrick McGinnis, lo stesso che ha inventato FOMO. La FOBO porta a una paralisi decisionale cronica: più opzioni hai, più diventa impossibile sceglierne una, perché qualsiasi scelta potrebbe essere “quella sbagliata”.
Cos’è la FODA?
La FODA (Fear Of Doing Anything) è lo stadio finale della catena: la paura di fare qualsiasi cosa. Quando FOMO e FOBO si combinano, il risultato è una paralisi totale. Come l’asino di Buridano che muore di fame davanti a due balle di fieno identiche, chi è in FODA smette di scegliere del tutto, rinunciando ad agire per paura di sbagliare.
Cosa significa “fare schifo felicemente”?
Fare schifo felicemente è un concetto dello psicologo Emilio Gerboni che indica la capacità di liberarsi dalla schiavitù del dover essere bravi, del dover piacere a tutti i costi. Non significa fare le cose male di proposito: significa essere liberi dal controllo ossessivo del risultato. Quando puoi permetterti di “fare schifo”, paradossalmente, ti rilassi abbastanza da fare le cose in linea con chi sei davvero, invece di recitare un copione scritto da altri.
Come si esce dalla catena FOMO-FOBO-FODA?
Il primo passo è riconoscere che queste paure non sono pericoli reali, ma programmi culturali. Il secondo è osservarle senza combatterle, prendendo consapevolezza di come funzionano dentro di te. Il ComforTest è uno strumento gratuito che misura la forma della tua comfort zone su 6 dimensioni, aiutandoti a vedere esattamente dove il tuo meccanismo è più compresso e da dove iniziare a smontarlo.
Cos’è la JOMO?
La JOMO (Joy Of Missing Out) è l’opposto della FOMO: la gioia di perdersi le cose. È la capacità di stare bene con il fatto di non partecipare a tutto, di scegliere consapevolmente di fare meno, fare cose semplici, o non fare nulla. L’attore Cillian Murphy ha coniato anche il termine ROMO (Relief Of Missing Out), il sollievo di essere tagliati fuori, come variante ancora più diretta.
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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