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Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere la radice di tutti i problemi umani, sceglierei rigidità.
Non è una mia intuizione personale, ma una verità che ho scoperto attraverso anni di esperienza clinica e che trova conferma nelle parole di Milton Erickson, il pioniere dell’ipnosi moderna.
Quando un allievo gli chiese quale fosse l’elemento alla base della maggior parte dei problemi umani, Erickson rispose senza esitazione: “La rigidità”.
Questa risposta, nella sua semplicità disarmante, nasconde una verità profonda che può cambiare radicalmente il nostro approccio al benessere e alla crescita personale.
Il Paradosso della Rigidità Umana
La rigidità non è solo un concetto astratto. È qualcosa che sperimentiamo quotidianamente, spesso senza rendercene conto. Pensa al tuo corpo: con l’età diventiamo naturalmente meno flessibili, più rigidi . È un processo che tocca ogni fibra del nostro essere, dalla struttura fisica ai pattern mentali.
La natura stessa ci offre un esempio perfetto di questo equilibrio delicato. La mia spalla, che si è lussata quattro volte, ora è meno soggetta a nuove lussazioni proprio perché i tessuti si sono irrigiditi. Il paradosso è evidente: la rigidità che dovrebbe proteggerci finisce per limitare la nostra libertà di movimento.
La Trappola dell’Eccessiva Flessibilità
Prima di demonizzare completamente la rigidità, è importante comprendere che anche l’eccesso opposto rappresenta un problema.
Una flessibilità eccessiva può trasformarci in camaleonti esistenziali, persone che cambiano continuamente forma per adattarsi all’ambiente circostante, perdendo la propria identità nel processo.
Gli estremi, in qualsiasi direzione, non sono mai salutari. La chiave sta nell’equilibrio, in quella zona ottimale dove manteniamo abbastanza struttura per non perdere noi stessi, ma conserviamo sufficiente flessibilità per adattarci quando necessario.
I livelli nascosti della rigidità
La rigidità si manifesta a diversi livelli della nostra esperienza, spesso in modo così sottile da passare inosservata.
Rigidità comportamentale
È quella modalità fissa di rispondere che non varia mai, indipendentemente dal contesto. Chi cucina sempre lo stesso piatto, chi segue rituali immutabili non per comodità ma per incapacità di cambiare.
Rigidità emotiva
Rimanere bloccati in un unico stato emotivo, incapaci di modulare la risposta alle diverse situazioni. È come essere prigionieri di un unico colore emotivo in un mondo che richiede tutta la gamma del nostro spettro interiore.
Rigidità cognitiva
Forse la più insidiosa: convinzioni granitiche che resistono a qualsiasi nuova informazione. Persone che hanno smesso di imparare, che filtrano la realtà attraverso schemi mentali fossilizzati.
Rigidità percettiva
L’incapacità di interpretare i fenomeni in modi diversi. Come quello stalker che legge ogni segnale come attrazione invece che come repulsione, distorcendo sistematicamente la realtà per farla combaciare con le proprie aspettative.
L’identità: la prigione più sottile
Una delle forme più pericolose di rigidità è quella identitaria. “Sono il professionista e basta”, “Sono fatto così”, “Non cambierò mai”. Quando ci identifichiamo completamente con un ruolo o una caratteristica, iniziamo a comportarci, pensare e persino vestire seguendo un copione rigido.
Il problema non è avere un’identità forte, ma renderla così rigida da diventare una prigione. Persino di fronte al fallimento, molti continuano con lo stesso approccio, incapaci di mettere in discussione il proprio modo di essere.
La rigidità relazionale: quando l’amore diventa copione
Nei rapporti umani, la rigidità si manifesta attraverso ruoli fissi: la crocerossina, il dominante, il sempre disponibile. Queste dinamiche creano relazioni complementari ma prevedibili, dove ogni persona attira il partner che conferma il proprio copione relazionale.
Il medico che ha sempre bisogno di un paziente da curare, l’avvocato che porta il tribunale a casa, il salvatore che cerca sempre qualcuno da salvare: tutti esempi di come la rigidità professionale possa contaminare la vita privata.
L’Identità: La Prigione Più Sottile
Una delle forme più pericolose di rigidità è quella identitaria. “Sono il professionista e basta”, “Sono fatto così”, “Non cambierò mai” . Quando ci identifichiamo completamente con un ruolo o una caratteristica, iniziamo a comportarci, pensare e persino vestire seguendo un copione rigido.
Il problema non è avere un’identità forte, ma renderla così rigida da diventare una prigione. Persino di fronte al fallimento, molti continuano con lo stesso approccio, incapaci di mettere in discussione il proprio modo di essere.
La Rigidità Relazionale: Quando l’Amore Diventa Copione
Nei rapporti umani, la rigidità si manifesta attraverso ruoli fissi: la crocerossina, il dominante, il sempre disponibile . Queste dinamiche creano relazioni complementari ma prevedibili, dove ogni persona attira il partner che conferma il proprio copione relazionale.
Il medico che ha sempre bisogno di un paziente da curare, l’avvocato che porta il tribunale a casa, il salvatore che cerca sempre qualcuno da salvare: tutti esempi di come la rigidità professionale possa contaminare la vita privata.
Il Nemico Silenzioso della Vitalità
La rigidità è l’antitesi della vita stessa. Quando manca vitalità, usiamo istintivamente la metafora dello zombie: creature che mostrano comportamenti stereotipati, perdono individualità e si muovono seguendo un unico pattern comportamentale.
Persino il rigor mortis ci ricorda questa verità: dopo la morte, i muscoli diventano rigidi perché il corpo non produce più l’energia necessaria per rilassarsi. La rigidità e la morte camminano a braccetto, così come la flessibilità e la vita.
Strumenti di Liberazione:
L’Ipnosi Come Chiave
Uno degli strumenti più potenti per dissolvere la rigidità è l’ipnosi, che lavora proprio sulla flessibilizzazione dei meccanismi che si sono bloccati e irrigiditi . Non è magia, ma un approccio scientifico che permette di accedere agli schemi inconsci e di renderli più fluidi.
L’ipnosi ci insegna che il cambiamento è possibile, che possiamo letteralmente riprogrammare le nostre risposte automatiche. È come imparare a ballare dopo anni di marcia militare.
Il Cammino Verso la Flessibilità Consapevole
Riconoscere la propria rigidità è il primo passo verso la liberazione.
Non si tratta di diventare persone senza struttura, ma di sviluppare quella che potremmo chiamare “flessibilità consapevole”: la capacità di mantenere i nostri valori fondamentali rimanendo aperti al cambiamento quando serve.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a migliaia di micro-scelte che possono renderci più rigidi o più flessibili. Quel momento in cui decidiamo di provare una strada diversa per tornare a casa, di ascoltare un genere musicale che non ci piace, di considerare un punto di vista opposto al nostro.
L’Arte del Fluire
La vita più bella non è quella perfettamente pianificata, ma quella capace di fluire. Come l’acqua che trova sempre la sua strada, adattandosi agli ostacoli senza perdere la propria natura essenziale.
Quando iniziamo a identificare i nostri pattern rigidi e a lavorare dolcemente per renderli più flessibili, scopriamo una libertà che non sapevamo di aver perso. È il regalo più prezioso che possiamo fare a noi stessi: la possibilità di rimanere sempre in evoluzione.
La rigidità può sembrare sicurezza, ma è spesso paura mascherata. La vera sicurezza nasce dalla fiducia nella nostra capacità di adattarci, di imparare, di crescere. Di rimanere umani in un mondo che spesso ci spinge verso l’automatismo.
Stay cushy, not pushy!
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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