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Una lettura psicologica del nuovo film di Celine Song
L’Illusione del Controllo in un Mondo Complesso
Immagina di poter ridurre l’amore a un foglio Excel. Altezza: minimo 1,80 m. Stipendio: oltre 200.000 dollari l’anno. BMI: 20, “appena sopra il sottopeso”. Benvenuto nel mondo distopico di Material Love (titolo originale Materialists), il nuovo film di Celine Song che ci trascina nella New York del dating d’élite, dove le relazioni sono diventate transazioni commerciali e le persone semplici asset da valutare.
Ma dietro questa satira pungente si nasconde una domanda che mi perseguita da quando ho visto il film: quanto della complessità umana stiamo sacrificando sull’altare della semplificazione?
Il Paradosso della Semplificazione
La protagonista Lucy è una matchmaker professionista. Il suo lavoro consiste nel trovare partner “perfetti” per clienti facoltosi, applicando algoritmi matematici ai sentimenti umani. E qui emerge il primo grande tema psicologico del film: l’ipersemplificazione come meccanismo di difesa dall’angoscia.
Quando il mondo ci appare troppo complesso, quando le relazioni ci spaventano con la loro imprevedibilità, tendiamo a creare schemi rassicuranti. Conto in banca, altezza, aspetto fisico: sono criteri “oggettivi”, misurabili, controllabili. Il problema? Sono anche completamente inadeguati a catturare ciò che rende una relazione funzionante.
Come osservava il filosofo Gabriel Marcel – uno dei riferimenti intellettuali della regista – l’amore non è un “problema” da risolvere con la matematica, ma un “mistero” in cui siamo ontologicamente coinvolti. Eppure la società moderna, terrorizzata dall’incertezza, continua disperatamente a trasformare il mistero in problema.
Non Sono Degno d’Amore: La Ferita Invisibile
Scavando sotto la superficie cinica del film, emerge una verità più dolorosa: nessuno dei personaggi si sente veramente degno di essere amato per quello che è.
Lucy si nasconde dietro maschere di perfezione estetica e cinismo professionale. Il suo ex, interpretato da Chris Evans, cerca disperatamente di dimostrare il proprio valore attraverso il successo professionale. Anche il miliardario di Pedro Pascal, con le sue gambe chirurgicamente allungate, tradisce un’atrofia emotiva devastante.
Questa dinamica mi ha fatto riflettere su quanto sia diffusa l’ansia da performance relazionale, soprattutto tra le nuove generazioni. Ho sentito innumerevoli persone terrorizzate dall’idea di essere “tagliate fuori dal mercato” perché non possiedono le caratteristiche giuste. Il fenomeno degli incel (celibi involontari) ne è solo la manifestazione più estrema.
Ma il vero problema non è la mancanza di qualità oggettive. È la convinzione profonda di non essere abbastanza, che porta a indossare maschere sempre più elaborate e a nascondere la propria autenticità.
La Paura della Vulnerabilità
C’è una scena che sintetizza perfettamente questa dinamica: Lucy litiga con il suo ex in macchina, poi si allontana non perché non provi sentimenti, ma perché si fa schifo di quello che sta provando. Preferisce la distanza emotiva al rischio di mostrarsi fragile.
Questa paura della vulnerabilità è il vero killer delle relazioni moderne. Chiediamo profondità agli altri, ma non siamo disposti a offrirla. Vogliamo intimità, ma ci terrorizza l’idea che qualcuno veda le nostre parti più brutte.
Il paradosso? Proprio quella vulnerabilità che temiamo è il prerequisito per la connessione autentica che desideriamo.
Materialismo vs Concretezza: Una Distinzione Cruciale
Attenzione però: il film non sta facendo un elogio della povertà o criticando la stabilità economica. La distinzione fondamentale è tra materialismo (l’oggettificazione delle persone e la perdita di significato) e concretezza (la capacità pratica di stare al mondo e affrontare insieme le difficoltà della vita).
Avere criteri pratici nelle relazioni non è sbagliato. Cercare qualcuno con cui si possa costruire un progetto di vita condiviso è legittimo. Il problema nasce quando questi criteri diventano l’unico filtro, quando riduciamo le persone a checklist da spuntare.
La vera domanda non è “quanto guadagna?” ma “sarà lì per me? Riusciremo a supportarci nelle difficoltà? Possiamo crescere insieme?”
L’Attaccamento e la Storia Comune
Uno degli aspetti più interessanti del film è il triangolo amoroso finale. Perché Lucy, dopo aver frequentato l'”unicorno perfetto” (ricco, bello, disponibile), torna dall’ex squattrinato?
La risposta sta in un concetto psicologico fondamentale: l’attaccamento. Le domande profonde dell’attaccamento non sono “quanto sei alto?” o “quanto guadagni?”, ma “ci sarai per me? Mi accetterai anche quando mostrerò le mie parti peggiori?”
Lucy e il suo ex hanno una storia comune, un background condiviso che permette una comprensione reciproca impossibile da replicare con criteri algoritmici. Possono capire veramente i sentimenti l’uno dell’altra perché hanno vissuto esperienze simili.
Questo non significa romanticizzare relazioni disfunzionali. Significa riconoscere che la connessione autentica si costruisce nel tempo, attraverso la condivisione di vulnerabilità e la crescita reciproca.
Il Burnout della Finzione
C’è un momento di svolta nel film: Lucy va in burnout quando una cliente le mente, facendo crollare il suo “calcolo perfetto”. È un burnout particolare, nato dal conflitto di valori – dal dover continuare a vendere un’illusione in cui non crede più.
Questa dinamica mi ricorda quanto sia diffuso il burnout relazionale: la stanchezza di dover sempre performare, di mantenere maschere, di fingere di essere qualcun altro. È esaurente vivere così. Prima o poi il sistema crolla.
Cosa Possiamo Imparare?
La vera lezione del film non è “rinuncia ai criteri pratici” o “segui ciecamente il cuore”. È più sottile e più difficile: impara a tollerare la complessità invece di semplificarla distorcendola.
Le relazioni sono complesse. Le persone sono sfaccettate. L’amore è imprevedibile. Possiamo reagire a questa complessità in due modi:
- Semplificare distorcendo – ridurre tutto a criteri oggettivi che creano l’illusione del controllo
- Acquisire competenze – imparare gradualmente a navigare la complessità emotiva senza schiacciarla
La seconda strada è più faticosa, ma è l’unica che porta a relazioni autentiche.
Il Coraggio della Naturalezza
Quando una relazione funziona davvero, non serve spiegarla. Viene naturale. Non ti chiedi ogni giorno “perché sto con questa persona?” – semplicemente ci stai, perché ha senso a un livello che trascende i calcoli razionali.
Ma per arrivare a questa naturalezza serve coraggio: il coraggio di mostrarsi autentici, di rischiare il rifiuto, di rinunciare al controllo totale.
Verso un’Evoluzione Comoda
Material Love ci mostra un mondo in cui l’amore è diventato un mercato spietato. Ma ci offre anche uno spiraglio di speranza: la scena finale del matrimonio celebrato semplicemente in comune, senza feste sfarzose, è un inno alla libertà e alla spaziosità.
È possibile evolvere nelle relazioni senza violenza, senza forzature, senza doversi conformare a standard impossibili. Ma richiede di abbandonare le illusioni di controllo e abbracciare il mistero della connessione umana.
La vera domanda non è “sono abbastanza quotato in borsa per meritare amore?” ma “sono disposto a mostrare chi sono veramente e a vedere veramente l’altra persona?”
Riflessione Finale
Uscendo dal cinema, mi sono chiesto: quante delle nostre relazioni sono inquinate da criteri che non c’entrano nulla con l’amore? Quanto tempo sprechiamo a cercare di controllare l’incontrollabile invece di imparare a danzare con l’incertezza?
Material Love non offre risposte facili. Ma fa le domande giuste. E forse, in un’epoca di semplificazioni algoritmiche, è proprio di questo che abbiamo bisogno: dello sguardo lucido di chi ci mostra i nostri meccanismi di difesa senza giudicarci, invitandoci a qualcosa di più profondo.
Perché alla fine, come dice Lucy nel film, la differenza tra “incontri” e “amore” è semplice: gli incontri richiedono sforzo, calcolo, strategia. L’amore arriva senza chiedere permesso. E l’unico vero sforzo è non combatterlo quando bussa alla porta.
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FAQ, Material Love
Q: Posso guardare Material Love senza aver visto Past Lives?
Assolutamente sì. Material Love è un film completamente autonomo. Conoscere Past Lives (il precedente film di Celine Song) può arricchire la visione facendoti notare i temi ricorrenti dell’autrice, ma non è necessario per comprendere questo film.
Q: Di cosa parla il film senza spoiler?
Il film segue Lucy, una matchmaker professionista che lavora per clienti facoltosi nella New York del dating d’élite. Il suo lavoro consiste nel trovare partner “perfetti” applicando criteri matematici ai sentimenti. La storia esplora cosa succede quando questo sistema di controllo totale inizia a crollare.
Q: È un film deprimente o c’è speranza?
Non aspettarti il lieto fine hollywoodiano classico. Ma c’è una speranza più profonda e autentica: quella di poter scegliere la verità invece della performance. La scena finale è genuinamente liberatoria.
Q: Che stile ha il film? È una commedia romantica?
No, non è una commedia romantica tradizionale. È una satira intelligente con momenti di profonda riflessione. Lo stile di Celine Song mescola realismo intimista, dialoghi densi e una critica sociale pungente. Aspettati più riflessione che risate facili.
Q: Cosa intende Celine Song con il concetto di “mistero” vs “problema”?
Song si ispira al filosofo Gabriel Marcel. Un “problema” è qualcosa di esterno da risolvere con la logica (tipo un’equazione matematica). Un “mistero” è qualcosa in cui siamo coinvolti, che non possiamo osservare dall’esterno perché ne facciamo parte. L’amore è un mistero, ridurlo a problema con checklist e algoritmi è l’errore centrale del film.
Q: Il cast è importante per godersi il film?
Il cast è eccellente (Chris Evans, Pedro Pascal), ma il vero protagonista è la sceneggiatura di Celine Song. Anche se non sei fan degli attori, la densità dei dialoghi e la profondità dei temi ti terranno incollato allo schermo.
Hai altre domande sul film? Scrivile nei commenti.
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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