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La maturità emotiva è la chiave dell’essere adulti, non ha nulla a che fare con l’età anagrafica, non è una checklist di tappe da completare. I modelli attuali di adulto sono in crisi e c’è bisogno di una nuova lettura per l’epoca moderna che conduc ad una vera evoluzione del genere umano.
Cosa significa davvero avere maturità emotiva nell’epoca moderna?
C’è un meme che mi fa sorridere ogni volta: da una parte i tuoi genitori a 30 anni che discutono se ampliare la casa perché è arrivato il terzo bambino; dall’altra parte tu, sempre a 30 anni, che stai decidendo se comprare la piantina di basilico o il basilico sfuso. Anche se la piantina di basilico potrebbe darti basilico all’infinito per metterlo sulla pasta al pomodoro.
Sfide diverse, livelli di sfide diversi nella vita che fanno sorridere, però ci dicono due realtà e due mondi diversi.
E questo ci porta dritti al problema: nessuno sa più cosa significhi avere vera maturità emotiva.
Il Problema con la Maturità Emotiva (E Perché Tutti Sembrano Peter Pan)
Secondo una ricerca Doxa, gli italiani smettono di sentirsi giovani solo dopo i 60 anni. Sessanta. Anni.
Ma aspetta, c’è di peggio.
Uno studio pubblicato nel 2017 ha scoperto che gli adolescenti di oggi sono in ritardo di circa tre anni rispetto ai loro omologhi dei decenni precedenti nell’intraprendere attività considerate da adulto. Tre anni. Come se il tempo si fosse rallentato per tutti tranne che per le bollette.
Sembra che tutti siano dei Peter Pan, a quanto pare. E questo si scontra anche con la domanda che ognuno di noi si fa quotidianamente, quasi nel sottobosco dei meandri della propria mente:
“Ma io sono normale?”
Questo porta anche al fenomeno della caccia alla diagnosi, per cercare di rintracciare quale sia l’anomalia di cui si soffre e poi definirsi con qualche etichetta di moda che ti rassicura:
“Ok, c’è questo o quest’altro, sono così, sono cosà.”
Ma questo non interessa realmente la formazione delle persone.
Diciamo che questo è un periodo storico in cui i modelli di maturità emotiva mancano. C’è una difficoltà nell’individuare modelli da seguire, modelli buoni soprattutto da seguire, perché spesso l’essere umano ci delude nelle sue manifestazioni e quindi ti fa passare la voglia di crescere in qualche modo.
Ci sono anche quelli che dicono:
“Non diventare adulto è una trappola.”
Mi fa sorridere anche questa idea che è meglio non crescere.
Il problema è come sviluppiamo la maturità emotiva: se crescere diventa una trappola significa che probabilmente stiamo andando nella direzione sbagliata. La maturità emotiva richiede un approccio completamente diverso da quello che ci hanno venduto.
I Falsi Miti della Maturità Emotiva (Che Ti Hanno Venduto)
Vediamo insieme alcuni fraintendimenti principali che ci hanno inculcato sulla maturità emotiva.
Mito #1: Maturità Emotiva = Serietà e Doveri
Innanzitutto, l’immagine della maturità emotiva è spesso quella di una persona seriosa che si prende le sue responsabilità, piena di doveri, con tante cose importanti da fare, che si sobbarca tanti problemi da risolvere, tante cose da gestire, il benessere di tutta la famiglia e del mondo insieme.
C’è un approccio stereotipato e rigido nel modo di comportarsi: un repertorio di comportamenti stabilizzato.
“Mi sono stabilito, la crescita è finita, non vado più a destra e sinistra, mi sono costruito una realtà con quattro certezze, poche cose ma buone, e vado dritto.”
Un imbuto in cui non hai più possibilità.
Questa immagine è diventata sempre meno allettante: prima era spinta dall’idea del dovere, del sacrificio, dell’assumersi le responsabilità, e aveva un certo appeal. Ora non è per nulla attraente e, tra l’altro, non è per niente sana.
La vera maturità emotiva significa avere flessibilità, non irrigidirsi. Abbiamo fatto una puntata sulla rigidità in cui spiegavo come il lavoro su di sé serva a diventare più flessibili, non più rigidi: non si tratta di diventare un quadrato.
Quindi sobbarcarsi fatiche e carichi della vita in modo rigido non è maturità emotiva.
(Questo non significa che una persona debba essere irresponsabile, chiaramente.)
Mito #2: La “Brava Persona” Conformista
C’è poi il modello della “brava persona”: avere maturità emotiva significa diventare una brava persona che rispetta le regole, che è adattata al mondo, che conosce le buone maniere e sa muoversi per essere accettata dagli altri.
Anche in questo caso l’idea è un po’ di conformismo che appiattisce la personalità, quando sarebbe invece necessario tirare fuori la propria unicità, la propria voce che si distilla nel tempo, maturando e andando a individuarsi maggiormente come essere strutturato con un proprio pensiero e una propria logica.
Essere emotivamente maturi non significa conformarsi, ma imparare a comunicare la propria essenza con grazia e umiltà.
Mito #3: Maturità Emotiva = Genitorialità
Molte idee si concentrano sul comportamento: il parametro principale con cui osserviamo se una persona ha maturità emotiva spesso è il comportamento.
Comportarsi “bene” spesso si traduce, nella visione comune, nell’essere adulti anche come genitori.
C’è la convinzione che non ci sia distinzione tra maturità emotiva e genitore: una prova di maturità è quella di diventare genitori. Se non diventi genitore forse non sei maturo.
Il genitore sente di dover aderire a un modello stereotipato di genitorialità in cui deve dare il buon esempio, tenendo comportamenti ligi: “Non fumo, non mi drogo, vado a lavorare, rispetto le regole, non dico parolacce,” per dare l’esempio ai figli.
Ma spesso il genitore nasconde nello sgabuzzino i propri comportamenti e dice al figlio cosa fare, mentre lui di nascosto fa le cose che vorrebbe fare.
Questo è un altro modello disfunzionale che non rappresenta vera maturità emotiva.
Mito #4: L’Adulto Cinico e Disilluso
Abbiamo poi l’immagine dell’adulto cinico e disilluso: quando raggiungi la maturità emotiva ti dimentichi i sogni del ragazzino, le fantasie di leggerezza, pensi che le persone non siano buone e diventi rassegnato, rinunciando a tutto.
Per sopravvivere nel mondo devi essere scaltro, più cattivo degli altri, avvelenato dalle miserie umane.
Anche questa è un’immagine completamente disfunzionale di maturità emotiva. Una persona matura sa affrontare le sfide della vita senza perdere la propria saggezza interiore o diventare cinica.
Mito #5: Maturità = Assenza di Disturbi
Un altro modello è la maturità emotiva intesa come assenza di diagnosi cliniche di disturbi: “Sono cresciuto, sono maturo, sono integrato socialmente perché lavoro e non ho disturbi invalidanti.”
In questo caso si privilegia la salute clinica come parametro di maturità.
Ma la salute non dovrebbe essere vista come unico criterio di maturità emotiva. Certo ci sono intrecci, ma il nostro interesse dovrebbe essere come crescere bene.
Etichettarsi sposta l’attenzione e impedisce di lavorare sulla crescita emotiva: concentrarsi solo sull’assenza di disturbi (fobie, ossessioni, panico, ansia, disturbi alimentari eccetera) può far pensare che basti non avere patologie per avere maturità emotiva.
Ma una persona priva di disturbi può essere ugualmente sgradevole, disturbante o dannosa per gli altri.
Quindi l’assenza di disturbi non porta attenzione a un modello di persona con vera maturità emotiva che si integri bene nel mondo e con gli altri.
La Mia Proposta: Un Criterio Operativo di Maturità Emotiva
Questo concetto è difficile da rendere universale e univoco. Quando proviamo a basarci su immagini, fotografie o checklist di sintomi da spuntare, come nelle diagnosi mediche, rischiamo di andare fuori strada.
È difficile leggere tratti complessi come la maturità emotiva con uno schema così rigido.
Io propongo un altro modo di valutare la maturità emotiva: una persona emotivamente matura è una persona che sta bene e fa stare bene gli altri.
Partiamo da qui: non tanto come appaio all’esterno, ma se sto bene io. Nella mia idea di maturità emotiva c’è anche un benessere collettivo: io sto bene e sta bene anche la persona che sta con me, non che lui soffra e io stia bene a suo discapito.
Spesso la persona cinica punta a vantaggi materiali e personali ed è opportunista nel suo comportamento.
Non posso definire emotivamente matura una persona opportunista: sarebbe come considerare modelli sani creature che succhiano energia dagli altri, come parassiti.
Il Superpotere della Maturità Emotiva
Nella mia prospettiva, il criterio di maturità emotiva è: una persona che sta bene e fa stare bene gli altri.
Tradotto nei miei termini: Comfort Zone, essere a proprio agio e mettere a proprio agio gli altri.
La capacità fondamentale che definisce la maturità emotiva è la capacità di mettersi a proprio agio e mettere a proprio agio gli altri, trovare equilibrio tra sé, gli altri e il mondo. Questa abilità è essenziale per affrontare la vita quotidiana senza bruciare energie inutilmente.
Questa è un’abilità sofisticata e molto ampia: cambia nelle situazioni, si espande man mano come si può espandere la propria zona di comfort.
Diventa anche un criterio operativo: la maturità emotiva è qualcosa su cui si può lavorare attivamente.
Una definizione operativa permette di concretizzarla, invece di restare astratta e impraticabile.
Se posso misurare di essere più a mio agio in un ambiente senza che la mia presenza lo perturbi, attingendo alle risorse dell’ambiente, allora possiamo essere d’accordo che ci troviamo di fronte a una persona con un certo livello di maturità emotiva.
La Scienza della Maturità Emotiva (Che Conferma Tutto Questo)
Secondo gli psicologi che studiano la regolazione emotiva e la psicologia moderna, la maturità emotiva si riconosce da comportamenti specifici.
Daniel Goleman, autore del bestseller Intelligenza Emotiva, sottolinea l’importanza dell’autoconsapevolezza come fondamento della maturità emotiva: essere consapevoli di ciò che proviamo mentre lo proviamo. Le persone emotivamente mature hanno sviluppato quella che potremmo chiamare la capacità di pausa riflessiva: controllare la reazione immediata e non dire tutto quello che pensi nel momento in cui lo pensi. Sembra banale, ma è rivoluzionario.
Questa capacità di gestire le emozioni, comprese le emozioni negative come tristezza, disgusto o rabbia, è un fattore determinante per il benessere.
La ricerca neurobiologica ci dice che il cervello raggiunge la piena maturità strutturale intorno ai 25 anni, quando la corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi e del pensiero razionale, completa il suo sviluppo principale. Studi recenti hanno persino dimostrato che lo sviluppo cerebrale prosegue ben oltre, fino ai 30 anni.
Ma aspetta.
Avere un cervello biologicamente maturo non significa automaticamente avere maturità emotiva.
Secondo la psicologa Lindsay C. Gibson, autrice del bestseller Figli adulti di genitori emotivamente immaturi (Vallardi), le persone con maturità emotiva mostrano alcune caratteristiche chiave:
- Flessibilità: non si irrigidiscono di fronte agli imprevisti
- Capacità di gestire i conflitti: non tengono il muso per giorni
- Auto-ironia: sanno ridere di sé e delle proprie stramberie
- Adattabilità: si sentono a proprio agio in diversi contesti
- Capacità di affrontare le emozioni: sanno tollerare il disagio emotivo senza crollare
Vedi dove sto andando?
Questa capacità di mettersi a proprio agio che definisce la maturità emotiva parte da una base di ascolto.
Un Esempio Visibile: Full Metal Jacket e la Maturità Emotiva
Non voglio fare tutta la lezione adesso perché questo diventerebbe lunghissimo, ma porto un esempio visibile di maturità emotiva: il film Full Metal Jacket di Kubrick.
Nel film c’è un ambiente militare, la guerra del Vietnam, e il sergente Hartman che addestra i cadetti in modo severo.
C’è il personaggio “Palla di Lardo” (Gomer Pyle), interpretato da Vincent D’Onofrio (che poi diventerà famoso per il ruolo di Wilson Fisk/Kingpin in Daredevil – nota nerd per fare il collegamento), che non riesce a sostenere la pressione e impazzisce. Gli manca la maturità emotiva per gestire l’ambiente ostile.
Invece il personaggio Joker riesce, con la sua flessibilità e maturità emotiva, a mantenere se stesso, la sua autenticità e la sua voce, senza entrare in totale contrasto con l’ambiente, riuscendo a integrarsi e andare avanti in un contesto particolarmente ostile.
Questo esempio mostra come sviluppare maturità emotiva significhi sapersi mettere a proprio agio, occuparsi di sé e, progressivamente, occuparsi anche degli altri.
In un percorso ideale di maturità emotiva si parte dal prendersi cura di sé negli ambienti che viviamo e si estende alla cura degli altri. È un’esperienza che richiede tempo e pratica.
(La realtà non è così lineare, ma questo ordine dà una visione.)
Come Sviluppare la Maturità Emotiva: Strategie Efficaci
Allora, ricapitoliamo.
La maturità emotiva NON è:
- Irrigidirsi in un ruolo stereotipato
- Conformarsi alle aspettative sociali
- Diventare cinici e disillusi
- Semplicemente non avere disturbi psicologici
La vera maturità emotiva significa:
- Sviluppare la capacità di mettersi a proprio agio e mettere a proprio agio gli altri
- Mantenere flessibilità invece di irrigidirsi
- Trovare equilibrio tra sé, gli altri e il mondo
- Coltivare la propria voce unica mentre si matura
- Imparare a prendere decisioni consapevoli invece di reagire impulsivamente
La maturità emotiva è un’abilità che si può allenare, espandere, raffinare.
Non è una fotografia statica (“sono maturo, fatto, finito”), ma un processo dinamico di crescita continua.
Il Primo Passo Verso la Maturità Emotiva
È importante ricordare che sviluppare maturità emotiva non richiede necessariamente psicoterapia o terapia formale (anche se possono essere strumenti utili).
Il primo passo è diventare consapevoli delle proprie reazioni emotive e delle abitudini che ci tengono bloccati.
Circondarsi di persone emotivamente mature, che siano individui con cui lavorare come professionista o il partner con cui condividere la vita, è una strategia efficace per imparare attraverso l’osservazione.
Le lezioni di vita più preziose spesso arrivano dall’esperienza diretta, non dai manuali.
Se vuoi iniziare a lavorare sulla tua maturità emotiva e sulla capacità di metterti a proprio agio, puoi fare il Comfort Test gratuito: trova il link nella descrizione. Ci sono tutti gli strumenti per lavorare su di sé al fine di sviluppare la maturità emotiva, il proprio potenziale, trovare la propria voce e aumentare la capacità di mettersi a proprio agio.
Con il giusto aiuto e le strategie giuste, la crescita emotiva diventa un processo naturale e sostenibile.
Un abbraccione,
Dottor Emilio Gerboni
Stay cushy, not pushy!
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Domande Frequenti sulla Maturità Emotiva
Cos’è la maturità emotiva?
La maturità emotiva è la capacità di comprendere, gestire e esprimere le proprie emozioni in modo sano, mantenendo equilibrio tra sé, gli altri e il mondo. Secondo Daniel Goleman, include autoconsapevolezza, autoregolazione, empatia e abilità sociali. La maturità emotiva significa stare bene e far stare bene gli altri, senza rigidità né conformismo. Richiede lo sviluppo di un vocabolario emotivo ricco e la capacità di riconoscere le emozioni di base in sé e negli altri.
A che età si raggiunge la maturità emotiva?
Non c’è un’età fissa per raggiungere la maturità emotiva. Mentre la corteccia prefrontale del cervello completa il suo sviluppo strutturale intorno ai 25-30 anni, la maturità emotiva è un processo continuo che dipende dalle esperienze di vita, dalla capacità di auto-riflessione e dal lavoro su di sé. Alcune persone raggiungono una certa maturità emotiva prima dei 40 anni, altre continuano a lavorarci per tutta la vita. L’età biologica non determina automaticamente la maturità psicologica.
Come si riconosce una persona con maturità emotiva?
Secondo la psicologa Lindsay C. Gibson, le persone con maturità emotiva mostrano: flessibilità di fronte agli imprevisti, capacità di gestire i conflitti senza risentimenti prolungati, auto-ironia e capacità di ridere di sé, adattabilità in contesti diversi, e la capacità di mettersi a proprio agio e mettere a proprio agio gli altri. La maturità emotiva si vede nei comportamenti quotidiani, non solo nelle grandi decisioni. Una persona emotivamente matura sa affrontare sia le emozioni positive che quelle negative con equilibrio.
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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