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Ti hanno venduto l’idea che la comodità sia un oggetto.
Un divano di velluto. Un materasso memory foam da cinquemila euro.
Una spiaggia caraibica con un cocktail in mano, l’ombrellone pagato per tutta la giornata e il mare cristallino che ti lambisce i piedi.
Ti hanno detto: “Questa è la comodità. Se non ti piace, sei tu che sei sbagliato, stressato o ingrato”.
Bene, è una balla colossale.
Nel mio lavoro di psicologo vedo ogni giorno persone distrutte non dalla fatica, ma dal tentativo disperato di rilassarsi nel modo in cui la società impone loro di farlo. Persone che si sentono inadeguate perché, davanti a un tramonto alle Maldive, l’unica cosa che provano è un’ansia devastante o una noia mortale.
La verità è che la comodità non è una proprietà degli oggetti.
Il divano non è “comodo” di per sé. Il divano è morbido. La comodità è ciò che tu provi (o non provi) quando ti ci siedi sopra. È una relazione, non un oggetto. È un allineamento tra la tua biologia, la tua psicologia e l’ambiente circostante.
E se sbagli questa relazione, finisci esattamente come diceva il grande Lino Banfi: sono “volatili per diabetici”.
Ovvero: cazzi amari.
Siamo tutti uguali? No, siamo Zootropolis
Il problema della crescita personale mainstream e del marketing del benessere è che ci trattano come se fossimo oggetti standardizzati usciti da una catena di montaggio. Tutti uguali, tutti con gli stessi bisogni, tutti con lo stesso libretto di istruzioni.
La realtà biologica e psicologica è molto più simile a Zootropolis.
Siamo animali diversi costretti a convivere nello stesso ecosistema. C’è il leone, c’è la tigre, ci sono le gazzelle e c’è il Bradipo (che, per inciso, è il vero supereroe della mia filosofia).
Se prendi un leone e lo costringi a vivere come un bradipo, il leone impazzisce. Se prendi un bradipo e pretendi che cacci o corra come una gazzella, il bradipo muore d’infarto (o di noia).
La scienza supporta questa visione “animalesca” da decenni, anche se i guru su Instagram preferiscono ignorarla. Gli studi sulla personalità, in particolare sul modello dei Big Five, dimostrano che le nostre preferenze di “ricarica” sono cablate nel nostro sistema nervoso.
Prendiamo il tratto dell’Estroversione/Introversione:
- Gli Estroversi hanno una corteccia cerebrale che, a riposo, è meno attivata. Per “sentirsi bene” e raggiungere l’equilibrio, hanno bisogno di stimoli esterni forti: gente, rumore, attività, avventura. Per loro, il caos di un villaggio turistico è benzina.
- Gli Introversi, al contrario, hanno un cervello costituzionalmente più attivo e reattivo agli stimoli. Per loro, lo stesso villaggio turistico è un bombardamento sensoriale che li prosciuga. La loro “comodità” biologica è il silenzio, la solitudine, un libro, un ambiente controllato.
Quindi, valorizzare le differenze non significa dire “siamo tutti speciali” in modo buonista. Significa ammettere scientificamente che ciò che è medicina per uno, è veleno per l’altro.
Il Paradosso della Vacanza: Paradiso o Tortura?
Facciamo l’esempio classico: la vacanza “da sogno”.
Lettino, sole a picco, immobilità assoluta per 8 ore, cocktail ghiacciato, animazione in sottofondo.
Per molti è il paradiso.
Per altri è una tortura medievale.
Immagina un astemio obbligato a bere cocktail per “rilassarsi”. O un iperattivo costretto a stare fermo sotto il sole mentre il suo cervello va a mille all’ora. Non è relax, è una prigione dorata.
Esiste un fenomeno studiato in psicologia chiamato “Leisure Sickness” (Malattia del Tempo Libero). Secondo i ricercatori dell’Università di Tilburg, circa il 3% della popolazione si ammala fisicamente (emicranie, nausea, dolori muscolari, sintomi influenzali) proprio nei weekend o all’inizio delle vacanze.
Perché? Perché il passaggio brusco da uno stato di alta attivazione (lavoro) a uno di bassa attivazione forzata (il “dolce far niente”) manda in tilt il sistema immunitario e nervoso. Per queste persone, il “relax” classico è letteralmente patogeno.
Al contrario, prendiamo il campeggio.
Dover montare la tenda, spaccare la legna, dormire scomodi su un materassino sottile, lottare con le zanzare, cucinare con un fornelletto precario.
Per il tipo “da lettino” è un incubo da cui fuggire urlano.
Per altri, quella fatica, quell’arrangiarsi, quel contatto ruvido con la natura è il massimo della goduria mentale. È il vero relax perché spegne il rimuginio mentale e attiva il corpo.
Quindi, chi ha ragione?
Nessuno. E tutti.
Perché la comodità è un allineamento psico-fisico-ambientale. Se la tua mente, il tuo corpo e l’ambiente non sono sincronizzati, puoi stare anche nella suite imperiale del Ritz, ma starai scomodo.
Evoluzione vs Adattamento: La differenza cruciale
C’è una differenza abissale tra Adattarsi ed Evolvere.
L’Adattamento è passivo. È subire.
È lo spicchio d’arancia che cerca di incastrarsi a forza in uno spicchio d’aglio. Ci può stare? Forse, se spingi forte. Ma il sapore farà schifo e l’arancia marcirà.
Adattarsi significa mutilare parti di sé per entrare in scatole che non sono state fatte per noi. Significa andare in vacanza a Ibiza quando vorresti essere in un eremo in Umbria, solo perché “tutti vanno lì”.
L’Evoluzione, invece, è attiva. È comoda (nel senso nobile del termine).
L’evoluzione non è andare dal comfort al discomfort.
L’evoluzione è prendere una situazione di discomfort (disagio) e trasformarla, plasmarla, hackerarla finché non diventa la TUA nuova zona di comfort.
Non devi diventare un altro animale.
Se sei un Bradipo, diventa un Bradipo Ninja. Non cercare di diventare una Tigre mediocre. Una Tigre mediocre sarà sempre infelice; un Bradipo Ninja dominerà il suo mondo.
Il Fachiro e il Memory Foam
Per chiudere il cerchio sulla soggettività della comodità, pensiamo al dolore fisico.
Ci sono studi sulla percezione del dolore che mostrano come la componente psicologica e l’aspettativa modifichino drasticamente la sensazione fisica.
Un fachiro dorme sui chiodi. Per noi è impensabile, per lui è uno stato di trascendenza e, paradossalmente, di pace.
C’è chi non dorme se non ha il cuscino memory foam cervicale ortopedico brevettato dalla NASA. Se gli dai i chiodi, finisce all’ospedale.
Ma c’è anche chi, abituato a dormire su superfici dure (pensa a molte culture orientali o a chi dorme sul futon), trova il materasso morbido occidentale una tortura per la schiena che causa dolori atroci al risveglio.
La comodità non è nell’oggetto (chiodi o piume). La comodità è nell’abitudine, nella cultura e nella biologia del soggetto.
Conclusione: Che animale sei?
Smettiamola di fingere di essere tutti uguali.
Smettiamola di rincorrere un’idea di “benessere” standardizzata che ci fa sentire sbagliati se non siamo felici con lo spritz in mano sulla spiaggia affollata.
Guardati allo specchio (metaforicamente) e chiediti: che animale sono?
Di cosa ho bisogno davvero per stare bene?
- Di silenzio o di casino?
- Di immobilità o di movimento?
- Di ordine o di caos creativo?
- Di solitudine o di tribù?
Rispetta la tua natura.
Perché la vita inizia quando smetti di lottare contro chi sei e inizi a costruire un ecosistema attorno ai tuoi veri bisogni.
Stay cushy, not pushy
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La guida per la tua evoluzione comoda. Sono Psicologo-Psicoterapeuta, Trainer-Coach. Ideatore della Strategia Quietmood. Direttore del centro Quietmood di Bologna e direttore della collana BINARIO| libri x evolversi della Dario Flaccovio Editore. Autore del libro LA VITA INIZIA NELLA COMFORT ZONE, Flaccovio Editore, 2022
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